I VERBALI CHE ACCUSANO PECORELLA

I VERBALI CHE ACCUSANO GAETANO PECORELLA

DAGLI INTERROGATORI DI MARTINO SICILIANO LA STORIA DELLA CORRUZIONE DI UN TESTIMONE NEI PROCESSI E NELLE INDAGINI PER LE STRAGI DI PIAZZA FONTANA E DI PIAZZA DELLA LOGGIA.

LUNEDI’ 25 NOVEMBRE INIZIO DELL’INCIDENTE PROBATORIO A BRESCIA

Lo scorso 10 giugno, nell’ambito delle nuove indagini sulla strage del 28 maggio 1974 di Piazza della Loggia a Brescia, veniva arrestato Martino Siciliano, militante insieme a Delfo Zorzi ( condannato il 30 giugno 2001 all’ergastolo in primo grado per le bombe di Piazza Fontana ) nella cellula di Ordine Nuovo di Mestre, alla fine degli anni ’60.
Come è noto Martino Siciliano, dopo aver iniziato a collaborare con l’autorità giudiziaria, fin dalla fine del 1994, sui retroscena delle stragi di Milano e di Brescia, si era in un primo tempo reso irreperibile, nel settembre del 2000, fuggendo in Colombia poco prima della sua attesissima deposizione davanti alla 2° Corte d’Assise di Milano, per inviare successivamente nell’aprile di quest’anno un lungo memoriale di ritrattazione di tutte le sue precedenti dichiarazioni accusatorie nei confronti di Delfo Zorzi.I giudici di Brescia, per verificare la genuinità del ripensamento, al rientro in Italia di Siciliano, avviavano uno strettissimo controllo fatto di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Si arrivava così al mandato di cattura nei suoi confronti, in ordine al reato di favoreggiamento personale, motivato dal Giudice per le Indagini Preliminari Dottoressa Francesca Morelli anche con il pericolo di fuga e inquinamento delle prove.Ora, sulla base dei verbali di interrogatorio resi a Brescia da Martino Siciliano, tra luglio e ottobre, è possibile ricostruire l’intera vicenda.Sono due, in particolare, i verbali illuminanti. Nel primo del 18 luglio, davanti al Sostituto Procuratore di Brescia Francesco Piantoni, Martino Siciliano ripercorre, fin dal 1997 l’avvenuta corruzione: ”Nell’ottobre di quell’anno, in occasione di un interrogatorio avanti il Giudice Guido Salvini mi trovai a parlare con l’avvocato Fausto Maniaci, che all’epoca era il mio difensore di Ufficio a Milano…………sta di fatto che prendemmo in considerazione la possibilità di ottenere da Delfo Zorzi, tramite i suoi legali, un contributo economico più adeguato di quello che mi veniva corrisposto dallo Stato italiano , in cambio di una non conferma dibattimentale delle mie dichiarazioni istruttorie. L’avvocato Maniaci mi spiegò che l’operazione era fattibile ma che ne avrebbe dovuto parlare con l’avvocato Pecorella, difensore di Delfo Zorzi e suo amico………Verso la fine di gennaio 1998 l’avvocato Maniaci mi disse al telefono che aveva verificato la fattibilità dell’operazione…………L’avvocato Maniaci mi spiegò che aveva parlato del nostro progetto con l’avvocato Pecorella e che quest’ultimo si era recato in Giappone per parlare della cosa con Delfo Zorzi. Lo Zorzi, a dire dell’avvocato Maniaci , si era detto disposto a corrispondermi un contributo mensile pari al doppio o al triplo del contributo che percepivo dal Servizio centrale di Protezione , fino ad un importo complessivo pari a 200 milioni di lire. In sostanza la proposta che proveniva da Zorzi, tramite l’avvocato Pecorella, prevedeva la corresponsione , in mio favore, di un contributo come sopra specificato con versamenti trimestrali. In cambio io mi sarei dovuto limitare a non confermare le mie dichiarazioni istruttorie. Accettai la proposta e l’avvocato Maniaci mi consegnò circa 15.000 dollari in contanti…………una prima tranche delle corresponsioni pattuite…………Solo dopo la revoca del programma di protezione si è convenuto che i versamenti da parte di Zorzi sarebbero continuati sino al pagamento di un importo complessivo pari a 115.000 dollari da versarsi in complessive 53 mensilità…………Questa è la somma che mi è stata effettivamente versata fino al marzo 2002…………Nel febbraio del 2002 mi sono recato presso lo studio dell’avocato Maniaci che mi ha spiegato che tutte le somme versate in mio favore , provenienti da Delfo Zorzi, non erano sostanzialmente servite a nulla……………la Corte d’Assise di Milano aveva emesso una Ordinanza con la quale aveva dichiarato utilizzabili le mie dichiarazioni istruttorie sebbene le stesse non fossero state da me confermate né in occasione dell’incidente probatorio né in occasione del dibattimento ……………L’avvocato Maniaci ha aggiunto che era necessario redigere un documento che potesse essere prodotto in giudizio, al fine di rendere necessaria una mia audizione o tramite una rogatoria internazionale o attraverso una attività dei difensori di Zorzi all’estero……………l’avvocato Maniaci mi ha spiegato che avrei dovuto scrivere qualcosa che fosse inerente al processo di Piazza Fontana e che in qualche misura smentisse le dichiarazioni da me precedentemente rese a verbale…………Ho così provveduto a redigere il memoriale”.Nel secondo verbale, del 25 luglio, davanti al Pubblico Ministero di Milano, Massimo Meroni, Martino Siciliano precisa:” …in particolare Maniaci mi aveva riferito che l’Avvocato di Zorzi con cui aveva contatti era il solo Avv. Pecorella”.Nasce così la ritrattazione di Siciliano, autore, in collaborazione certamente con l’avvocato Maniaci di un memoriale pieno di falsità. Che siano menzogne lo ha sempre riconosciuto lo stesso Siciliano che aveva affermato, come risulta da una delle intercettazione a cui era stato sottoposto, di aver in realtà raccontato la “roba vera” al giudice Salvini. Spetterà ora alla magistratura verificare i fatti e soprattutto accertare le responsabilità, in primo luogo dell’ avvocato Gaetano Pecorella, Presidente della Commissione Giustizia della Camera, già dichiarato, l’8 ottobre scorso, dal Tribunale di Brescia incompatibile con la difesa di Delfo Zorzi. Per lunedì 25 novembre, sempre a Brescia, è previsto l’inizio dell’incidente probatorio per Martino Siciliano. Si protrarrà per almeno 12 udienze fino al 18 dicembre.
Per parte nostra un solo commento. Con questa operazione di corruzione chi, come Delfo Zorzi, pensava di trarre un beneficio ha in realtà costruito una ulteriore e inconfutabile prova della propria colpevolezza. Chi si è prestato a collaborare, dovrebbe, se ne è ancora capace, solo vergognarsi.

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