PROCESSO ALL’EX N. 1 DI YAHOO

Alla sbarra l’ex n.1 di Yahoo!: vendeva cimeli nazisti

Si apre domani a Parigi il processo contro Timothy Koogle, ex presidente del portale Usa, che sul proprio sito ospitò un’asta nazista. L’accusa è apologia di reato

PARIGI – Sta per aprirsi uno dei processi più controversi dell’era di Internet, che coinvolge una molteplicità di temi, dalla libertà di espressione, ai limiti da imporre alla Rete, fino ai confini della legislazione nel cyber-spazio.

Da domani a Parigi l’ex-presidente di Yahoo!, uno dei più importanti portali e fornitori di accesso a Internet, sarà sotto processo per una vendita di cimeli nazisti sulla Rete. L’accusa contro Timothy Koogle è “apologia di reato” ed “esibizione di uniformi, insegne o emblemi associati a crimini contro l’umanità”. Il manager, 51enne, è americano ed è stato denunciato nell’ottobre del 2000 da un’associazione di ex- deportati del campo di concentramento nazista di Auschwitz.Il portale statunitense aveva provato a giustificarsi, dimostrando che non aveva organizzato in proprio la vendita, ma ne aveva solo permesso lo svolgimento. Dalla Francia, però, è piovuta una raffica di denunce. Koogle ha cercato per due anni di schivare il processo a Parigi, sostenendo che un tribunale francese non può giudicare un americano per presunti reati commessi negli Stati Uniti e che comunque, nell’epoca di Internet, una società come Yahoo!, operativa sul piano mondiale, non può essere assoggettata alle leggi di ogni singolo paese.I giudici francesi, però, si sono dichiarati competenti, ritenendo che se il sito è accessibile in Francia deve sottostare alla legislazione francese. La ‘querelle’ della vendita all’asta dei cimeli nazisti tramite Yahoo! è già stata al centro di un grosso processo nel 2000, quando un tribunale parigino aveva ordinato alla società americana di rendere inaccessibile in Francia il sito dove si commerciavano i souvenir dell’era Hitler.

A maggio del 2002 Yahoo! cercò di mettere una volta per tutte a tacere le grosse polemiche sui cimeli nazisti venduti al miglior offerente, annunciandone il ritiro da tutte le cYber-aste in sei paesi europei: Francia, Italia, Gran Bretagna, Germania, Spagna e Irlanda.

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