LA SENTENZA

Due condannati a Milano per un’azione antifascista

MILANO

Ieri la IV sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato a due anni con la condizionale e a un risarcimento di 17mila euro due militanti del movimento di opposizione sociale processati per i fatti del 25 aprile 2001. «E’ una condanna pesante, una sentenza politica contro tutto il movimento antagonista milanese», ha commentato Elio, uno dei due condannati; giudizio condiviso dalle centinaia di persone ieri in aula, che dopo la sentenza del giudice Cannavale hanno formato un corteo di protesta per le vie del centro. Antonio, Elio e Mario erano stati arrestati pochi giorni dopo il G8 di Genova su provvedimento del pm Stefano Dambruoso con l’accusa di aver partecipato il 25 aprile di quell’anno all’aggressione di un gruppo di fascisti che volevano omaggiare Mussolini in piazzale Loreto. Due fascisti erano rimasti contusi e per questo durante il processo il pm aveva chiesto una condanna a 3 anni e 4 mesi per lesioni aggravate. Secondo gli avvocati della difesa, «la linea accusatoria di Dambruoso ha voluto colpire nel mucchio senza elementi certi che provassero la responsabilità diretta degli imputati». A niente è servito chiedere alla corte che fosse riconosciuto l’«alto valore morale e sociale» messo in discussione quel giorno dalla provocazione del gruppetto di estrema destra. Dopo tre quarti d’ora di camera di consiglio, il giudice ha deciso di assolvere solo uno dei tre imputati. Due anni è il limite massimo di pena scontabile con la condizionale e se questo provvedimento può essere sospeso con la richiesta d’appello, ha invece decorrenza immediata la richiesta di risarcimento da 17mila euro. «Dovremo organizzare un concerto di raccolta fondi per trovare i soldi da dare a un fascista che voleva omaggiare Mussolini…», commentano amaramente i militanti del movimento milanese. Intanto, per protestare contro la sentenza, martedi prossimo ci sarà una manifestazione in piazza San Babila. (Giorgio Salvetti)

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Tre anni di carcere
Li chiede il pm per 3 accusati della presunta aggressione contro i fascisti, il 25 aprile 2001

«Una pena esemplare», 3 anni e 4 mesi senza condizionale. Questa è la richiesta del pm Stefano Dambruoso (lo stesso che vede «cellule» di Al Qaeda dappertutto) contro tre militanti del movimento milanese imputati per «i fatti» del 25 aprile 2001. Domani verrà pronunciata la sentenza e buona parte della «Milano antagonista» sarà in attesa proprio davanti a Palazzo di Giustizia. Quali fatti? Il 25 aprile di due anni fa Milano era in piazza per celebrare la Resistenza. Quella volta però c’era un motivo in più, mancava meno di un mese alle elezioni del 13 maggio e per le strade della città sfilarono decine di migliaia di persone con ancora qualche speranza di poter battere Berlusconi. La giornata cominciò come sempre alla mattina con la cerimonia ufficale in piazzale Loreto. E proprio lì avvenne la provocazione di un gruppetto di neofascisti. Meno di dieci persone si presentarono in piazza, tra partigiani e delegazioni antifasciste, con una corona di fiori per commemorare Mussolini. La reazione fu immediata, i provocatori vennero cacciati in malo modo e due fascisti rimasero contusi. Erano due militanti del gruppo Dalmazia e Istria, già noti per altre «prodezze» come ultrà del Varese. «Chi si permette di fare una simile provocazione il 25 aprile qualche sberlone se lo va proprio a cercare», fu il commento dei tanti che sfilarono in corteo.Sembrava solo una brutta storia iniziata e finita quel giorno, invece, passati sei mesi, proprio pochi giorni dopo le nefandezze di polizia e carabinieri al G8 di Genova, la procura milanese ritornò su «quei fatti» arrestando tre anitifascisti del movimento antagonista milanese. Antonio, Elio e Mario finirono in carcere con l’accusa di «aggressione e lesioni aggravate», ci rimasero 35 giorni. «Hanno voluto prendere tre persone scegliendo nel mucchio – spiega Elio – e poi durante il processo hanno chiesto a noi di dimostrare la nostra innocenza e non viceversa. L’accusa infatti si basa solo sulle testimonianze di fascisti e poliziotti». Del resto il pm Dambruoso nella sua requisitoria ha preferito trattare marginalmente questi «dettagli tecnici» (chi ha riconosaciuto chi) per lanciarsi invece in un’analisi tutta politica. Anche per questo Walter Settembrini, del centro sociale Cox 18, non ha dubbi: «Questo è un processo contro tutto il movimento di opposizione sociale milanese attivo da dieci anni». A questo punto, agli imputati, e ai tanti che in questi mesi si sono schierati dalla loro parte, non resta che sperare in una più ragionevole conclusione da parte del giudice.

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