LE LEGGI CONTRO IL RAZZISMO CHE LA LEGA VORREBBE CANCELLARE

LE LEGGI CONTRO IL RAZZISMO CHE LA LEGA VORREBBE CANCELLARE

COME NON SI APPLICA LA LEGGE MANCINO

La cosiddetta “legge Mancino”, del 25 giugno 1993, contro la “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, fu varata a seguito di un’ondata preoccupante di violenze, soprattutto nei confronti di immigrati extracomunitari. Nel quadro europeo il fenomeno toccava pesantemente anche l’Italia. Alla presidenza del Consiglio, in quel momento, Carlo Azeglio Ciampi, appena insediatosi alla guida di un governo DC, PSI, PSDI, PLI.

In realtà la “legge Mancino”, nata inizialmente come decreto-legge sotto il precedente governo di Giuliano Amato, più che introdurre nuove fattispecie di reato, andava ad integrare ed inasprire precedenti norme, già presenti nel nostro ordinamento, varate nel 1967 e soprattutto nel 1975, con la legge del 13 ottobre n. 654 a “ratifica della convenzione internazionale di New York per la eliminazione delle forme di discriminazione razziale”. La stessa “legge Scelba” del 1952 che puniva il reato di ricostituzione del partito fascista, veniva a sua volta modificata all’articolo 4, introducendo il reato di esaltazione delle “idee o metodi razzisti”.

LEGGE “LIBERTICIDA” ?

Uno dei motivi della forte animosità da parte delle destre nei confronti di questa legge, riguarda la possibilità (all’articolo 7), di procedere “cautelativamente”, ancor prima del giudizio definitivo, alla “sospensione di ogni attività associativa” nei confronti delle organizzazioni razziste sottoposte ad indagine. Da qui il susseguirsi di campagne alimentate in nome della “libertà di opinione e di pensiero”, con esponenti leghisti e di Alleanza Nazionale in prima fila, fino alle ripetute dichiarazioni del Ministro della Giustizia Roberto Castelli in favore della cancellazione di una legge giudicata “liberticida”.Ma quale bilancio è oggi possibile tracciare del funzionamento della legge Mancino?

A VICENZA I PROCESSI NON SI FANNO

Nei fatti, prima attraverso il decreto e poi la legge, si è proceduto nel 1993 allo scioglimento “cautelare” di diverse organizzazioni razziste, da “Azione Skinheads”, a Milano, al “Movimento Politico Occidentale”, a Roma, per finire ad “Hammerskinheads”, qualche anno dopo, nel 1997. Ben diverso diventa invece il discorso se si esamina l’andamento dei processi: lentissimi, alcuni fermi addirittura al primo grado di giudizio e, a volte, mai decollati.Se il processo ad “Azione Skinhedas” di Milano si è infatti concluso in Cassazione solo il 28 febbraio 2001 (dopo ben otto anni), con la conferma di diverse condanne, per la costituzione di un’associazione razzista articolatasi attraverso “strutture paramilitari”, clamoroso è il caso del “Veneto Fronte Skinheads”. Prima dieci membri, con il fondatore del movimento, Piero Puschiavo, finiscono sotto inchiesta nel 1994. Poi, dopo l’annullamento della prima condanna da parte della corte d’appello di Venezia, nell’ottobre del 1996, il processo ritorna a Vicenza. Qui si ferma definitivamente. Ad oggi nulla è ancora dato di sapere. La stessa sorte toccata al secondo procedimento, avviato nel 1997 a Verona, sulla base della “legge Mancino” che ha portato a giudizio 43 naziskins veneti, emiliani e lombardi, sempre con Puschiavo in testa. In questo caso, in un primo momento si è costretti a ricominciare il processo da zero, causa le dimissioni del presidente del tribunale, infine, il 14 febbraio del 2001, lo stesso tribunale riconosce la propria incompetenza territoriale trasferendo il tutto a Vicenza. Due anni e mezzo dopo non si ha ancora alcuna notizia del procedimento, mentre la prescrizione dei reati comincia ad essere incombente.

ALCUNE CONDANNE

Altri processi si sono invece conclusi. E’ il caso del Fronte Nazionale, fondato nel 1990 da Franco Freda e definitivamente sciolto, sulla base della “legge Mancino” (inizialmente l’imputazione riguardava il reato di ricostituzione del partito fascista), dopo sentenza definitiva della Cassazione, con un provvedimento del Consiglio dei Ministri pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 21 novembre del 2000. Più recentemente a Bolzano, nel maggio 2003, sono stati condannati dieci naziskins meranesi a pene variabili da un anno a tre anni e sei mesi, per aver promosso il gruppo denominato “Skinheads Tirol-Sektion Meran”, in stretti rapporti con l’organizzazione internazionale neonazista “Blood and Honour”. In questa circostanza è stata anche accettata la costituzione a parte civile dell’Unione delle Comunità Ebraiche, risarcite con 10 mila euro. Altri nove naziskins saranno processati, per gli stesi reati, sempre a Bolzano, il prossimo 19 gennaio.Ancora in corso invece a Roma il processo a Roberto Fiore, fondatore di Forza Nuova, per Hammerskinheads. Riprenderà alla fine di ottobre. 26 gli imputati alla sbarra.

PASSATA LA BUFERA

Nonostante la Corte di Cassazione abbia più volte riconosciuto come “il diritto alla libera manifestazione del pensiero, tutelato dall’art. 21 della Costituzione, non può essere esteso fino alla giustificazione di atti o comportamenti che ledano altri principi di rilevanza costituzionale” e che “le condotte incriminate configgono con il principio costituzionale di uguaglianza e perciò è giustificata la repressione”, le leggi contro l’incitamento all’odio razziale, etnico e religioso, non sembra trovino in Italia puntuale e adeguata applicazione. Un ultimo dato, mentre il “Veneto Fronte Skinheads” non ha praticamente mai cessato di esistere, alcune altre vecchie sigle, tra le altre “Base Autonoma”, sono ricomparse. Quasi un segnale, come se la bufera fosse ormai definitivamente passata.

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