CONTINENTE NERO

“Provocazione nazista”, con questo titolo in prima pagina, lo scorso 19 maggio, il quotidiano filo-socialista greco “Ta Nea” (La Notizia) ha denunciato con toni preoccupati un prossimo meeting di organizzazioni di estrema destra, previsto in Grecia dal 16 al 18 settembre. Stiamo parlando dell’”EuroFest”, il “primo raduno pan-europeo” promosso unitamente dal gruppo greco Krisi Avghi (Alba d’Oro), da Forza Nuova, la Falange spagnola e la NPD tedesca.

Obiettivo del festival, indetto contro “i nemici della cultura europea”: “unire i giovani nazionalisti contro l’adesione della Turchia alla UE”. Per l’occasione è stato anche approntato un apposito sito internet, in inglese e greco, dove accanto ad una croce celtica campeggia lo slogan: “La nostra Europa…non la loro. Turchia fuori dall’Europa”. Più sotto l’immagine di un antico guerriero greco, con tanto di spada e scudo, a difesa della “gioventù” minacciata.

Nel programma: gare di forza, proiezione di film e concerti dal vivo. Il quotidiano “Ta Nea” parla anche dell’esibizione di “complessi musicali che propagandano la supremazia della razza ariana, esaltano l’innocenza dei crimini commessi dai militari nazisti in tempo di guerra ed esprimono odio nei confronti di ebrei, comunisti, musulmani e neri”. Ampio rilievo, in effetti, nella scaletta degli eventi, è stato dato alla terza edizione del “Hatewave festival” (letteralmente “Festival dell’Onda d’odio”), posta sotto l’inequivocabile sigla del “White Power”, gestito dal “Fonte della Gioventù” di Krisi Avghi, impegnato nella promozione della cosiddetta “Racial Rock Music” contro “le degenerazioni musicali moderne”. Accanto ad alcuni gruppi locali dalla denominazione inquietante, come i “Pogrom”, gli italianissimi “Adunata Sediziosa”.I comizi finali saranno tenuti da Roberto Fiore, dal presidente della NPD, Ugo Voight, dal leader di Krisi Avghi, Nikos Mihaloliakos, oltre che da un rappresentante de La Falange. La località del festival non è stata ancora annunciata. Alcune voci parlano con insistenza di un camping nel Peloponneso.

Con questa iniziativa scende dunque in campo il circuito più radicale della destra estrema continentale, alla ricerca di un proprio spazio autonomo a fianco delle forze razziste europee da tempo impegnate, tra loro anche la Lega Nord, in una sistematica campagna contro l’ingresso in Europa della Turchia.

LA RAGNATELA

Forza Nuova sta intrattenendo da tempo rapporti con le principali organizzazioni europee di estrema destra. Nel corso degli anni molti sono stati gli incontri. Dallo stesso “Bollettino Interno” di FN è possibile ricostruire con una certa precisione la ragnatela pazientemente intessuta oltre che con la NPD tedesca, con Democracia Nacional, Fuerza Nueva e la Falange spagnola, con il Vlaams Bolck belga, il Partito della Grande Romania, il Partito Nazionalista Serbo, il Deutsche Volkunion, ma anche con il Front National di Le Pen e il FPO di Jorg Haider. Il 1° dicembre 2001 Forza Nuova mandò anche una propria delegazione alla marcia neonazista a Berlino promossa dalla NPD. Ed è proprio in questo contesto che recentemente ha preso corpo un coordinamento stabile, una specie di piccola “Internazionale Nera”, capace di collegare sigle di diversi paesi, affini per natura e impostazione, sparse dall’Olanda alla Polonia, dalla Repubblica Ceca alla Francia, per finire a Slovacchia, Lettonia, Romania, Grecia, Portogallo e Serbia. L’”European National Front”, questo il nome della rete costituita, segretario Roberto Fiore, conosciuta al momento soprattutto per alcune campagne contro l’immigrazione e l’omosessualità.

Il simbolo, la croce di Goffredo di Buglione, una croce latina sormontata da altre quattro piccole croci, che fu utilizzata nella prima crociata e fatta sventolare nel luglio del 1099 sul Santo Sepolcro e sulle torri di Gerusalemme dopo la conquista della città.

LA NPD

Nella nuova “Internazionale” un posto di rilievo lo sta occupando la NPD (il Partito Nazionaldemocratico Tedesco), la principale e storica organizzazione neonazista di quel paese. Sorta alla fine del 1964, oscillante tra i 6 e gli 8 mila iscritti, la NPD è sempre riuscita a sopravvivere a tutti i tentativi di scioglimento. L’ultimo solo due anni fa quando la Corte Costituzionale dovette annullare la procedura della sua messa fuori legge, dopo aver scoperto che numerosi dirigenti dell’organizzazione, tra gli altri lo stesso vicepresidente nazionale, in realtà erano infiltrati dei servizi segreti, rendendo impossibile l’utilizzo, sotto il profilo del diritto, delle loro testimonianze.

Dopo aver raggiunto, il 19 settembre scorso in Sassonia, il ragguardevole risultato del 9%, la NPD ha recentemente stretto un’alleanza con la DVU (l’Unione Popolare Tedesca), un’altra formazione neonazista fondata nel 1987 dall’arcimilionario bavarese Gerhard Frey, per una presentazione in comune alle prossime elezioni politiche. Una sorta di “Fronte Nazionale” della destra estrema.Ultimamente la NPD è stata protagonista in Germania di due episodi che hanno scosso in profondità l’opinione pubblica. Il primo, in gennaio, quando i suoi rappresentanti appena eletti al parlamento della Sassonia si sono rifiutati di osservare un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del nazismo. Il secondo, l’8 maggio scorso, con il tentativo di organizzare una manifestazione alla Porta di Brandeburgo, in occasione del 60° anniversario della fine della seconda guerra mondiale, a poche decine di metri dal grande Memoriale alle vittime dell’Olocausto. Per impedire questa sfilata, con svastiche al vento sui viali che avevano visto marciare le divisioni hitleriane, il Parlamento tedesco è anche ricorso all’approvazione urgente di un provvedimento di modifica delle norme sui raduni pubblici. La conclusione è comunque stata la concessione di un comizio in Alexanderplatz con la partecipazione di almeno 3 mila neonazisti.

IL NEOFASCISMO GRECO

Il gruppo di Krisi Avghi si è invece fatto conoscere in Grecia soprattutto per alcuni episodi di violenza. Nel febbraio del 1995 una quarantina di suoi aderenti fu accusata per l’aggressione ad un gruppo di curdi intento ad affiggere manifesti nella centralissima piazza Omonia ad Atene. Sempre 1995, in aprile, un altro esponente dell’organizzazione fu invece incriminato per l’accoltellamento, nuovamente ad Atene, di un barbone poi ricoverato in gravi condizioni. Più recentemente, nel novembre del 2002, tre militanti di Krisi Avghi furono invece arrestati per aver ferito, ancora a coltellate, un giovane di sinistra che aveva partecipato alla manifestazione in ricordo della rivolta degli studenti universitari del 1973 contro il regime dei colonnelli.

Nel 2002 un certo scalpore aveva suscitato il fatto che alcuni suoi rappresentanti fossero stati candidati, in occasione delle elezioni amministrative, nelle liste del Laos (Il Popolo), un partito di estrema destra ultranazionalista che alle ultime europee è riuscito ad incassare il 4% dei voti. Il suo leader Ghiorgos Karatzaferis, proprietario di una tv privata, Tele-Asty, è stato più volte accusato di razzismo e antisemitismo dal Consiglio ebraico di Grecia e dal Centro Wiesenthal che già nel 2002 aveva formalmente chiesto la chiusura dell’emittente. Il gruppo di Krisi Avghi non è comunque nuovo a raduni internazionali. Già nell’ottobre del 1998, presso Salonicco, dietro il paravento del “V° Congresso europeo della gioventù”, mascherò in realtà un incontro di 150 neonazisti provenienti dall’Europa, dagli Stati Uniti e dal Sudafrica.

D’altro canto i rapporti tra il neofascismo greco e quello italiano datano fin dai tempi della “strategia della tensione”, da quando la Grecia dopo il colpo di Stato dei colonnelli dell’aprile del 1967, divenne il paese di riferimento del neofascismo italiano, ospitando a più riprese delegazioni di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale ed Europa Civiltà. Tra gli altri, a seguire i “corsi di tattica politica”, promossi dai golpisti, Giulio Maceratini, Mario Merlino e Adriano Tilgher. Erano i tempi in cui il “Signor P”, così menzionato nei rapporti del KYP, il servizio segreto greco, in realtà il capo di Ordine Nuovo Pino Rauti, si incontrava con Kostas Plevris, fondatore del movimento neofascista “4 agosto”, il teorico di quella strategia della provocazione che, attraverso una catena di attentati dinamitardi, fornì ai colonnelli greci il pretesto d’ordine per il loro colpo di Stato.La Grecia divenne in quegli anni anche un riparo sicuro per i terroristi neri inseguiti dalla giustizia italiana, da Pietro Battiston de La Fenice di Milano a Elio Massagrande, solo per citare alcuni dei nomi poi divenuti noti alle cronache dell’eversione. A loro disposizione una villetta nella capitale greca.

Erano anche i tempi in cui i neofascisti italiani gridavano forte nei cortei: ”Ankara, Atene, adesso Roma viene!”. Qualcuno sembrerebbe averne ancora nostalgia.

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