ECCO CHI E’ VERAMENTE L’ADES: UN’ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA EMANAZIONE DI LEALTA’ AZIONE

ECCO CHI E’ VERAMENTE L’ADES:

UN’ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA EMANAZIONE DI LEALTA’ AZIONE

 

LA SUA STORIA E I SUOI DIRIGENTI

 

 

In alcune località italiane la Giornata del Ricordo del 10 febbraio (la cosiddetta “giornata delle foibe”), viene abitualmente celebrata con la partecipazione o l’organizzazione diretta di A.D.ES., una associazione “storico-culturale” che viene anche invitata a parlare di queste tematiche nelle scuole. Sembra addirittura che sia l’espressione “legittima”, e quindi in quanto tale neutrale, di ciò che questa giornata significa. Paradossalmente: come l’Anpi rappresenta la memoria della Resistenza (e solo chi è prevenuto può dubitarne), così A.D.ES rappresenta la memoria autentica degli avvenimenti 1943-1945 ai confini orientali (e solo chi è prevenuto lo può contestare).

Eppure di contestazioni agli interventi di A.D.ES ce ne sono state. Nel 2015, ad esempio, si sono ribellati alla sua presenza gli studenti della Statale di Milano. Nei mesi scorsi l’Anpi di Torino ha giudicato preoccupante che fosse stata invitata in un Istituto di Nichelino.

Come mai? Qual è la contraddizione?

La sigla A.D.ES. significa Amici e Discendenti degli Esuli Giuliani, Istriani, Fiumani, Dalmati. Dichiara di essere un’associazione, nata il 20 agosto 1996, che «si rivolge ai giovani che, come figli o nipoti, considerano importanti le proprie origini sociali, culturali, storiche che appartengono alla comunità italiana giuliano-dalmata vittima di gravi atti criminali e ingiustizie, le cui terre già italiane dell’Istria, di Fiume e di Zara furono cedute alla Jugoslavia. La popolazione di queste terre, per il solo fatto di essere italiana subì la “pulizia etnica”, ottenendone così il forzato esodo». Il suo fine è «promuovere il riconoscimento della dignità del popolo giuliano-dalmata […] e anche l’affermazione della verità storica attraverso il riconoscimento internazionale dell’Esodo e del Genocidio».

Quindi, come vediamo, sono inscindibilmente mescolati due fatti: il richiamo a un’identità comunitaria e un giudizio storico dato come assodato e indiscutibile (il “genocidio degli italiani” solo per il fatto di essere tali…).

Nel promuovere una manifestazione a Monza per il 18 febbraio 2017, A.D.ES ribadisce ulteriormente: «Nella terribile storia delle foibe ci sono le vittime,cioè le migliaia di uomini e donne gettati nelle foibe, la cui unica colpa era quella di essere italiani. Poi ci sono i carnefici, gli aguzzini, gli assassini: i partigiani comunisti titini, che agirono anche con, non guasta ricordarlo, la corresponsabilità dei partigiani comunisti italiani». Ecco, nella loro “verità storica”, l’altro elemento che sempre si ripete: i partigiani comunisti assassini, jugoslavi e italiani (che, notiamo, ricalca, rovesciato in senso anticomunista, lo schema antifascista: nazisti tedeschi assassini e loro complici, i fascisti repubblichini).

Ma dove chi sono allora questi esponenti dell’ADES?

Nelle manifestazioni da lei promosse, A.D.E.S compare sempre accanto a sigle dell’estrema destra, come Gruppo Alpha o Lotta Studentesca nell’Università; ma in particolare, in modo costante, con il logo di Lealtà Azione. E in effetti appartiene a Lealtà Azione (lo ha anche dichiarato ufficialmente nel 2012) il presidente dell’A.D.ES di Monza Brianza, onnipresente in tali occasioni, Daniele Ponessa: una presenza costante (immortalato nelle foto) negli omaggi rituali ai caduti della Repubblica di Salò al Campo 10 di Milano o al campo 62 a Monza, contraltari provocatori del 25 aprile antifascista. E Lealtà Azione, lo sappiamo, è il ramo italiano dell’organizzazione internazionale naziskin Hammerskin. Così come la vicepresidente dell’associazione, Chiara Telmon, “ricercatrice storica”, ossia laureata in storia nel 2016, autrice della tesi di laurea “Il servizio ausiliario femminile della RSI (1943-1945): le prime italiane in divisa”. La troviamo, anche lei, immortalata nelle foto, come volontaria di Memento, alla Piccola Caprera di Ponti sul Mincio, il 5 aprile 2015, insieme alle superstiti donne del Servizio Ausiliario Femminile repubblichino, Fiorenza Ferrini, Velia Mirri, Paola Gallo e Fiamma Morini, a cui dedica due copie della propria tesi, scritta «per la formazione di una nuova generazione di italiane libere, potenti e sicure, come lo sono le donne del SAF».

Quindi, ecco cos’è A.D.ES un’associazione organicamente neofascista, che divulga come verità storica incontestabile quella del “Genocidio degli italiani in quanto tali”, a volte chiamato anche “Olocausto” (con lo scivolamento di significato dall’Olocausto degli Ebrei in quanto tali, con l’ulteriore confusione per il fatto che la giornata del Ricordo si tiene una decina di giorni dopo la Giornata della Memoria del 27 gennaio, e fa tutt’uno in un seguito ininterrotto di celebrazioni e commemorazioni), con tanto di racconto sui partigiani comunisti titini assassini con i loro complici, i partigiani comunisti italiani.

Questo va a raccontare A.D.ES nelle scuole. Torniamo al recente episodio dell’Istituto Erasmo Da Rotterdam di Nichelino. Alle proteste degli antifascisti di Torino, la preside ha risposto che A.D.ES è contemplata nelle associazioni autorizzate dal Ministero della Pubblica Istruzione (e questo conferma l’ufficializzazione della vulgata che abbiamo esposto prima) e che lei stessa ha coscienziosamente controllato che non venisse fatta“apologia di fascismo”.

Certo, rispondiamo noi: non hanno nessun bisogno di fare il saluto romano i neofascisti di Lealtà Azione mentre raccontano ai ragazzi la loro versione, quella che abbiamo visto prima. Tanto più che anche in questo caso Lealtà Azione ha agito come fa spesso, nascondendosi in un primo tempo dietro una delle sue varie sigle innocue e “benefiche”. In questo caso, si era presentata come Lupi delle Vette, associazione escursionistica. Una volta fattisi conoscere e accettare dai ragazzi, hanno proposto l’intervento di A.D.ES. Cioè, ancora, di loro stessi: Lealtà Azione – Lupi delle Vette – A.D.ES.

C’è un altro bersaglio fisso di questa associazione, che parte dal presupposto che loro rappresentano la verità storica indiscutibile sulle “foibe”. Nella presentazione, citata prima, della manifestazione del 18 febbraio 2017a Monza, dice così: «Non è ammissibile che le istituzioni invitino [nelle celebrazioni della Giornata del Ricordo] personaggi che negano questa semplice verità, con l’evidente scopo di coprire le responsabilità di parti politiche affini e che ai carnefici furono fin troppo vicini». Infatti, continua, «se dieci anni fa il silenzio era la strategia commemorativa preferita per questa data, oggi è sempre più diffusa la tendenza istituzionale a concedere patrocini e spazi ad associazioni e personaggi dal dubbio curriculum che tendono a minimizzare, negare o giustificare il dramma del confine orientale».

Con chi ce l’hanno? La prova si è avuta ad Arcore, dove lo scorso 12 febbraio avrebbe dovuto parlare in una sala municipale la storica Claudia Cernigoi, con il patrocinio del Comune e l’organizzazione dell’ANPI locale. Titolo della conferenza: “Io ricordo… tutto”. Tutto, cioè compreso quello che A.D.ES non dice: l’occupazione italiana e la sua opera di snazionalizzazione degli sloveni e dei croati, la guerra fatta in quelle terre a fianco dei tedeschi con tutte le sue terribili violenze, il vero ruolo dei partigiani, jugoslavi e italiani… Ma, dietro le proteste della destra e la paventata minaccia dell’intervento di gruppi neofascisti, prima il Comune ha ritirato il patrocinio, e poi l’Anpi stessa locale ha annullato l’evento per «senso di responsabilità verso la città».

La triestina Claudia Cernigoi è l’autrice del libro “Operazione foibe: tra storia e mito”. Fa parte di un gruppo di studiosi, che pubblicano nella collana “Resistenza storica” di Udine: Sandi Volk, Alessandra Kersevan, Piero Purini. Hanno fatto una paziente ricerca diretta sulle fonti, hanno dato un’altra versione dei fatti, sia per la loro contestualizzazione storica, che per l’entità e l’identità delle delle vittime, hanno smontato la tesi del “genocidio degli italiani in quanto tali”.

Ora, questi studiosi non devono essere autorizzati a parlare di foibe, in quanto “riduzionisti” o “negazionisti” (altro abuso dei termini sul modello dell’olocausto ebraico). Lo può fare invece A.D.ES, ossia Lealtà Azione, ossia i naziskin.

Per concludere:

La “verità storica” dei neofascisti ripete le parole di Mussolini nel 1920: «Bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre. Di fronte a una razza come la slava, inferiore e barbara, non si deve seguire la politica che da lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere: il Brennero, il Nevoso e le Alpi Dinariche; si, le Dinariche per la Dalmazia dimenticata! Il nostro imperialismo vuole raggiungere i giusti confini segnati da Dio e dalla natura».


Aprile 2017

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